Riflessione sulle nuove valutazioni nella scuola primaria
Da oltre 30 anni la scuola primaria è vittima di continui stravolgimenti nel sistema di valutazione, come se chi ne decide le sorti fosse del tutto estraneo alla realtà scolastica o privo di competenza nel settore.
Ogni legislatura si sente in dovere di lasciare il proprio segno, cambiando qualcosa nel sistema scolastico, e guarda caso, l’obiettivo principale di queste "riforme" è sempre la scuola primaria. Nel frattempo, le scuole secondarie di I e II grado restano ancorate al loro sistema valutativo tradizionale, immutato e intoccabile.
Che senso ha, allora, continuare a modificare la valutazione nella scuola primaria se poi, inevitabilmente, si torna al sistema delle secondarie?
Perché sottoporre docenti, alunni e famiglie a un percorso valutativo che cambia ogni 3, 4, 5 anni, per poi abbandonarlo e adeguarsi al modello delle scuole superiori?
A pagare il prezzo più alto di questi continui cambiamenti sono i docenti della scuola primaria, costretti ogni volta a un estenuante lavoro di rielaborazione delle ordinanze ministeriali. Ogni nuovo sistema valutativo implica ore e ore di studio, adattamento e rimodulazione della scheda di valutazione, con l’aggravante che l’ultima ordinanza prevede addirittura la libertà di ampliamento della stessa. In pratica, una deregulation mascherata da autonomia, che lascia i docenti soli a interpretare e strutturare criteri e strumenti sempre più complessi e diversi da scuola a scuola.
E i genitori? Quanto possono ancora credere in queste valutazioni sempre più astruse, elaborate da chi la scuola primaria, forse, la conosce solo sulla carta?
È evidente: i genitori si concentrano solo sul giudizio sintetico — che sia un voto, un giudizio o un livello — non per superficialità, ma perché stremati da una sequenza infinita di cambiamenti senza logica, che spesso generano solo confusione e perdita di senso.
Forse è il momento di fermarsi con questa sperimentazione continua e inutile.
La scuola primaria non è un laboratorio per testare idee accademiche scollegate dalla realtà.
Servono coerenza, stabilità e, soprattutto, rispetto per chi nella scuola lavora e per le famiglie che ne fanno parte.
Prima di inventare l’ennesimo sistema di valutazione, sarebbe il caso di fermarsi a riflettere: a chi giova tutto questo? Di certo non ai bambini, né ai docenti, né alle famiglie.


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